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Carrozzeria Piersanti, un nome al tuo fianco

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  • Kawasaki Versys 900 2027: quanto costa e come è fatta
    by malo on Ottobre 13, 2026 at 3:08 pm

    Kawasaki Versys 900 2027: quanto costa e come è fatta La nuova sport-tourer di Akashi punta su prestazioni, comfort e tecnologia. Telaio a traliccio inedito, ruote da 17 pollici e sistemi di assistenza alla guida evoluti completano il pacchetto malo Mar, 13/10/2026 – 17:08 Kawasaki amplia la famiglia Versys con la nuova Versys 900 MY2027, una crossover stradale che punta a unire il carattere sportivo delle naked della casa giapponese alla versatilità necessaria per affrontare anche i viaggi più lunghi. Il cuore del progetto è il quattro cilindri in linea da 948 cm³ derivato dalla famiglia Z, che sviluppa 122 CV a 9.500 giri/min e una coppia massima di 97,3 Nm a 8.000 giri/min. L’erogazione promette una buona spinta ai regimi medio-bassi e un allungo vivace, mentre il cambio è dotato di serie del quickshifter Kawasaki KQS. Image Telaio nuovo e ruote da 17 polliciLa ciclistica è stata sviluppata specificamente per questo modello. Il telaio a traliccio inedito è progettato per bilanciare rigidità e sensibilità dell’avantreno, mentre la distribuzione dei pesi, prossima al 50:50, dovrebbe favorire agilità e rapidità nei cambi di direzione. Le sospensioni a lunga escursione mantengono l’impostazione tipica della famiglia Versys, e le ruote da 17 pollici con pneumatici Metzeler Roadtec 01 confermano la vocazione prevalentemente stradale della moto.  Image Comfort e tecnologia per viaggiareLa posizione di guida è eretta, il parabrezza si regola su sette posizioni e la sella può essere regolata in altezza tra 825 e 845 mm. Il serbatoio è sagomato per facilitare l’appoggio dei piedi a terra e offrire una presa efficace con le ginocchia. La strumentazione TFT da 5 pollici si collega allo smartphone tramite l’app RIDEOLOGY e offre navigazione turn-by-turn, con due visualizzazioni dedicate rispettivamente alla guida sportiva e al turismo. Image La Versys 900 è inoltre la prima della famiglia a introdurre i sistemi ARAS: Adaptive Cruise Control Lite, avviso di collisione frontale e monitoraggio dell’angolo cieco. È presente anche l’Emergency Stop Signal, che segnala le frenate d’emergenza. La dotazione elettronica comprende inoltre controllo di trazione KTRC, ABS evoluto con piattaforma inerziale IMU, modalità di guida integrate e selezione delle mappe motore. Image Anche in versione SE e da turismoIl design segue il nuovo concept Aero Edge, con superfici studiate per dare alla moto un’immagine dinamica e leggera. Per i viaggi sono disponibili, tra gli accessori, un bauletto da 47 litri e valigie laterali da 32 litri ciascuna. La gamma comprende gli allestimenti Tourer e Grand Tourer, una versione depotenziata da 70 kW e la SE, che aggiunge accessori originali come faretti fendinebbia a LED, paramani, manopole riscaldabili, protezione del radiatore, tamponi paratelaio, puntale inferiore e cavalletto centrale.Per il 2027 la Versys 900 sarà proposta in Metallic Spark Black e Pearl Robotic White, mentre la SE sarà disponibile in Plasma Lime Green/Metallic Spark Black e Firecracker Red/Metallic Carbon Gray. Image I prezzi della Verys 900VERSYS 900: 12.890 EUROVERSYS 900 (70kW): 12.890 EUROVERSYS 900 SE: 13.790 EUROVERSYS 900 SE (70kW): 13.790 EURO Image Foto e immagini EICMA 2026 Moto di Riccardo Casarini

  • Ducati Multistrada 1000, da brutto anatroccolo a café racer by NES
    by Riccardo Casarini on Ottobre 13, 2026 at 2:06 pm

    Ducati Multistrada 1000, da brutto anatroccolo a café racer by NES Ecco come North East Custom ha trasformato la prima Multistrada in una roadster pulita e modernissima, senza stravolgere ciò che mette d’accordo tutti gli appassionati: ciclistica e geometrie. Riccardo Casarini Mar, 13/10/2026 – 16:06 Non ha elementi grezzi né sfoggia dettagli “sgarbati” com’è tipico di molte café racer ruspanti. Sembra, piuttosto, il prodotto di un centro stile: è la Ducati Multistrada di prima generazione, già proposta da Bike EXIF in tempi non sospetti e rispolverata di recente. Quale miglior occasione per un bel ripasso?  Image La linea voluta da Pierre Terblanche divise il pubblico al debutto e solo a distanza di anni, alcuni, si sono ravveduti rivalutando positivamente l’originalità del progetto. Nel frattempo in quel di Padova, nel laboratorio di North East Custom, decisero di sfilarsi dalla diatriba e fornire della “Multi” un’interpretazione del tutto personale. Image Pierre Terblanche ha avuto un rapporto prolifico con la Casa di Borgo Panigale dal 1989 al 2006 Image Il designer sudafricano ha “firmato” la prima generazione Multistrada: qui sopra, la versione 1000 DSIl progetto “Made in Padova”A guidare l’officina sono i fratelli Diego e Riccardo Coppiello, i quali hanno lavorato su una Multistrada 1000 DS del 2003 con un obiettivo preciso: cambiarne radicalmente l’aspetto senza intaccare prestazioni e piacere di guida. Se il design aveva fatto storcere il naso a molti, chi l’aveva guidata ne aveva apprezzato le doti da sport tourer (ne abbiamo parlo qui di recente), per questo il due veneto non ha voluto rinunciarvi. Come fare dunque? Sospensioni e geometria di base sono rimaste quelle originali, e persino la posizione in sella è identica a quella di serie!I fratelli Coppiello di NESLa trasformazione: da sport tourer a stradale smaliziataDel disegno originale, invece, non resta traccia: è ormai sostituito da citazioni discrete prese da altri modelli Ducati. Come il serbatoio che arriva dalla 999 e, per montarlo, è stato necessario modificare il tunnel e adattare la pompa carburante della Multistrada. Subito dietro c’è un codino in acciaio modellato a mano, che segue le linee del serbatoio ed è fissato a un nuovo telaietto costruito dai due fratelli come naturale prolungamento del traliccio anteriore. Completano il retrotreno un fanale a LED integrato e una sella monoposto in pelle. Image Image Dettagli del codino “hand made” e del serbatoio mutuato dalla mitica 999Dalla Hypermotard arrivano invece i cerchi e i dischi anteriori, abbinati alle pinze Brembo originali. I cerchi di serie non erano tra i peggiori dei primi anni Duemila, ma quelli nuovi danno alla moto un tocco molto più attuale. Le gomme sono Pirelli Scorpion Trail 2, pneumatici definiti dual-sport ma in realtà molto più vocati all’asfalto. Image Il design del cerchio posteriore è valorizzato dalla “pulizia” del monobraccioL’intervento più visibile è all’anteriore. Via lo strano cupolino diviso, al suo posto un faro a LED Koso con una mascherina sagomata a mano. Dietro la carena originale, però, stava gran parte dell’impianto elettrico: Riccardo ha dovuto rifare il cablaggio e spostare tutto nel poco spazio davanti al serbatoio, poi coperto da un piccolo cruscotto con strumento Motogadget Motoscope Pro. Il cockpit si completa con riser e manubrio nuovi, frecce Motogadget alle estremità, leve migliorate e un nuovo serbatoio per il liquido freni. Image Image Lo strumento Koso, così collocato, permette di allestire un frontale essenzialeMeccanica e finiture Menzione a parte la merita la meccanica, con il suo bicilindrico a L. North East ha riprogettato lo scarico e ha realizzato un puntale inferiore che lo integra. I collettori 2 in 1 in acciaio inox scendono verso il basso e terminano in un silenziatore a uscita laterale, racchiuso in una scatola con copertura a rete: una soluzione che valorizza al meglio il forcellone monobraccio. Tra i dettagli da notare ci sono la frizione antisaltellamento, il coperchio frizione trasparente e l’impianto idraulico del radiatore migliorato. Via anche la scatola del filtro aria, sostituita da filtri K&N. Image Image Il puntale si sviluppa orizzontalmente verso il posteriore “vestendo” la nuova linea di scarico Infine, la scelta sulla verniciatura è stata la più ovvia: rosso, con grafiche minimali. Un classico che funziona sempre… Image Il progetto di North East Custom lascia una lezione utile a chi si avvicina al mondo delle special: le trasformazioni migliori nascono quando si è in grado di conservare ciò che c’è di buono della base originale. Cosa non scontata, dal momento che molte preparazioni spesso guadagnano in stile e peccano in guidabilità. Qui la base ciclistica e l’ergonomia, apprezzate da chi la guidava, sono rimaste intatte, mentre si è lavorato su forme, proporzioni e dettagli. Il risultato è una Multistrada che mantiene la sua natura ma cambia pelle e – a distanza di anni – continua a reggere il confronto con le realizzazioni più recenti. Foto e immagini age073 Mar, 13/10/2026 – 17:27 Carina, a parte il codone un po’ già visto e tagliato col falcione. Fuoriserie di Riccardo Casarini Ducati Ducati multistrada Cafè racer

  • Carbonio a fine ciclo: Suzuki prova le carene in fibra di lino
    by Riccardo Allegro on Ottobre 13, 2026 at 1:03 pm

    Carbonio a fine ciclo: Suzuki prova le carene in fibra di lino La fibra di carbonio potrebbe presto avere una concorrente decisamente più ecologica: quella di lino. L’azienda svizzera Bcomp ha sviluppato un materiale composito già utilizzato da Suzuki nelle gare endurance che pesa poco, riduce le emissioni durante la produzione e, in caso di caduta, potrebbe risultare perfino più sicuro del carbonio tradizionale  Riccardo Allegro Mar, 13/10/2026 – 15:03 Dal campo di lino alla pistaLeggera, rigida e resistente, la fibra di carbonio è da decenni uno dei materiali più apprezzati nel mondo delle competizioni. Ha però un difetto: produrla richiede molta energia, con un conseguente impatto sia sui costi che dal punto di vista ambientale. Da qui l’idea partorita da Bcomp, azienda svizzera specializzata nello sviluppo di materiali compositi a base di fibre naturali. La soluzione si chiama ampliTex ed è un tessuto tecnico realizzato con fibre di lino che, opportunamente impregnate di resina, possono essere utilizzate per produrre carene, parafanghi e altre componenti automotive. Il procedimento è simile a quello impiegato per il carbonio: il tessuto viene disposto negli stampi, impregnato di resina e sottoposto a un processo di indurimento. La differenza sta nella materia prima, che nel caso del lino cresce nei campi anziché essere ottenuta attraverso processi industriali ad alta temperatura.Fino all’85% di CO₂ in menoSecondo i dati dichiarati da Bcomp, l’impiego dei suoi compositi naturali può consentire una riduzione delle emissioni di CO₂ fino all’85% rispetto a componenti equivalenti realizzati in carbonio. Il confronto riguarda la produzione, dall’approvvigionamento delle materie prime fino al componente finito, e non l’intero ciclo di vita del veicolo.   Image Ma le prestazioni? Qui entra in gioco un’altra tecnologia sviluppata dall’azienda, chiamata powerRibs, ovvero una particolare struttura di rinforzo tridimensionale, ispirata alle nervature delle foglie, che permette di aumentare sensibilmente la rigidità dei pannelli senza appesantirli troppo. Combinando ampliTex e powerRibs, Bcomp sostiene di poter ottenere componenti con peso e rigidità paragonabili a quelli in carbonio. Poichè la resistenza meccanica massima rimane tuttavia inferiore, la nuova tecnologia a base di lino si dimostra particolarmente indicata per carene ed elementi non strutturali, piuttosto che per telai o altre parti sottoposte a sollecitazioni elevate.Suzuki lo ha già messo alla provaA dimostrare che non si tratta soltanto di un esperimento da laboratorio c’è la Suzuki GSX-R1000R del Team CN Challenge impegnata nella 8 Ore di Suzuka. Grazie alla collaborazione tra Bcomp e lo specialista giapponese Tras, la moto utilizza infatti componenti in fibra di lino già dal 2024.   Image Nel 2026 l’impiego del materiale è stato ulteriormente ampliato, arrivando a comprendere parafanghi anteriori e posteriori, fiancate e codone, oltre ad altri elementi della carrozzeria. Al di la di peso ed “ecologia” produttiva, un ulteriore vantaggio emerso proprio durante una caduta nell’edizione 2025 è che una sezione della carenatura si è danneggiata senza però disintegrarsi, conservando sostanzialmente la propria forma e rimanendo fissata alla moto. Comportamento assai diverso da quello del carbonio, che in seguito a un forte impatto può produrre schegge molto taglienti. E sulle moto di serie? Image Per il momento Suzuki utilizza questi materiali soprattutto come banco di prova nelle competizioni, ma l’eventuale applicazione alla produzione di serie è come ovvio oggetto di valutazione. Del resto Bcomp non è nuova al mondo delle due ruote. Come avevamo raccontato a proposito dello scooter elettrico Ather Redux, la stessa tecnologia ampliTex è stata impiegata anche per realizzare scudo e pannelli della carrozzeria di un prototipo destinato alla mobilità urbana. Restano da affrontare soprattutto i costi, la produzione su larga scala e i limiti di resistenza rispetto al carbonio. Ma tra competizioni e prototipi, la strada sembra tracciata: il carbonio non è destinato a scomparire, ma in futuro potrebbe essere affiancato da materiali di origine vegetale.C’è chi ci aveva già provato ottant’anni fa Image Va ricordato: l’impiego delle fibre vegetali nell’industria automobilistica non è certo una novità. Già nel 1941 Henry Ford presentò la celebre Soybean Car, un prototipo con telaio in acciaio e carrozzeria composta da 14 pannelli di materiale plastico di origine in parte vegetale (la composizione esatta rimane sconosciuta) a base di fibre di canapa, soia, lino e grano. L’auto pesava circa 450 kg meno di una equivalente con carrozzeria in acciaio ed i test sulla la resistenza agli urti avevano dato ottimi risultati. Complici l’ingresso degli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale, le forti pressioni industriali da parte di alcune aziende del settore petrolchimico e le conseguenti restrizioni legislative che limitarono enormemente la coltivazione di canapa, il progetto fu però abbandonato. Non per nulla, negli anni successivi, la diffusione delle plastiche derivate dal petrolio, sempre più economiche e facili da produrre su larga scala, contribuì a relegare in “secondo piano” queste sperimentazioni. Sperimentazioni che oggi, a distanza di oltre ottant’anni, tornano a suscitare l’interesse dei grandi costruttori.  Image Lo dimostra la Suzuki GSX-R1000R di cui abbiamo parlato, ma anche l’impegno di BMW, che proprio in collaborazione con Bcomp ha sperimentato compositi in fibra di lino sulla M4 GT4 e sulla monoposto di Formula E iFE.20, arrivando a studiarne l’impiego persino per i tetti delle future auto di serie. Green Planet di Riccardo Allegro

  • Wottan ONE 125: costa pochissimo il nuovo scooter a ruota alta
    by massimo.miliani on Ottobre 13, 2026 at 12:19 pm

    Wottan ONE 125: costa pochissimo il nuovo scooter a ruota alta Ruota alta, bauletto e keyless di serie: lo scooter 125 della Casa spagnola costa pochissimo massimo.miliani Mar, 13/10/2026 – 14:19 Ruota alta e prezzo bassoSotto i 2.000 euro, di solito, si trovano scooter a ruota bassa, spogli quanto basta e con poche concessioni alla comodità. Il nuovo ONE 125 di Wottan prova a cambiare un po’ le regole del gioco: costa 1.890 euro e porta in città la formula a ruota alta con pedana piatta, quella che in Italia ha fatto la fortuna di parecchi modelli ben più cari.  Image Davanti c’è una ruota da 16″ con pneumatico 80/90, dietro una da 14″ con un 90/90, un abbinamento che aiuta a digerire pavé, buche e rotaie del tram meglio di quanto facciano i cerchi piccoli. I numeri dicono anche che non si tratta di un mezzo impegnativo: 120 kg in ordine di marcia e sella a 780 mm da terra, quindi alla portata anche di chi non è altissimo o è alle prime armi. Il motore è un monocilindrico quattro tempi di 124 cm³ da 9 CV a 7.500 giri e 9,5 Nm a 6.500 giri, valori in linea con la categoria e che lo rendono guidabile con la patente B. Wottan dichiara un consumo di 2,3 litri ogni 100 km, poco più di 43 km con un litro: con il serbatoio da 8 litri, almeno sulla carta, si superano i 340 km tra un pieno e l’altro. Image Come è fattoLa parte più interessante sta nella dotazione, che per un 125 di questo prezzo non è scontata. Il bauletto posteriore è compreso nel prezzo ed è verniciato nello stesso colore dello scooter, quindi niente effetto “valigia di recupero” montata dopo. Ci sono poi l’avviamento keyless, il parabrezza regolabile su tre posizioni, la strumentazione LCD a colori e l’illuminazione full LED. La pedana piatta lascia spazio per una borsa della spesa o uno zaino, mentre per le piccole cose c’è un vano portaoggetti nel retroscudo. Il ONE 125 è già disponibile nelle concessionarie Wottan Motor, il marchio spagnolo che negli ultimi anni ha costruito la propria gamma soprattutto su scooter e moto di piccola cilindrata dal prezzo contenuto. Tre le colorazioni a listino: Pearl White, Silver Grey e Cosmic Black. Image Foto e immagini Scooter di Massimo Miliani

  • Prova Yamaha Tmax Tech Max, l’ultima evoluzione del re
    by massimo.miliani on Ottobre 13, 2026 at 12:00 pm

    Prova Yamaha Tmax Tech Max, l’ultima evoluzione del re Yamaha Tmax Tech Max 2026 massimo.miliani Mar, 13/10/2026 – 14:00 Il Tmax migliora col passare del tempo. In quest’ultima versione è ancora più veloce e bilanciato, ha finiture molto curate e una dotazione tecnica più ricca che mai. Prezzo salato di Stefano Lissi Con più di 400.000 esemplari venduti in tutto il mondo (l’85% solo in Europa) il Tmax è indiscutibilmente il re dei maxiscooter sportivi, una categoria inventata proprio per lui nel lontano 2001. Quella attuale è la nona generazione, arrivata a inizio 2025 con un frontale dalle linee più grintose, nuovi fari con luci di posizione integrate, ma soprattutto dotata della piattaforma inerziale che ha consentito di avere l’ABS cornering (cioè attivo anche in curva) e il sistema di navigazione gratuito con l’app Garmin Motorize. La “ricca” versione Tech Max della nostra prova aggiunge anche sella e manopole riscaldabili, parabrezza regolabile elettricamente e cruise control. Image Il vano sottosella è profondo e rivestito in tessuto; ha anche la luce di cortesia. La forma però è irregolare: ci stanno (a fatica) due caschetti jet o un piccolo integraleSquadra che vince…Ci sono anche piccoli aggiornamenti tecnici: la frizione è stata rivista mentre il motore bicilindrico da 562 cm3 (dotato di due mappature) ha un nuovo sistema di aspirazione. Invariata la raffinata ciclistica con telaio in alluminio, forcella a steli rovesciati e monoammortizzatore regolabile (solo per il Tech Max). L’impianto frenante sfoggia una coppia di pinze anteriori ad attacco radiale e tre dischi, gli anteriori da 267 mm e il posteriore da 282 mm Image Il bicilindrico di 562 cm3 è Euro 5+, ma non cambiano la potenza (47,5 CV, in linea per la patente A2) e la coppia massima di 55 Nm. Il cambio automatico è assistito da una nuova frizione e anche aspirazione e scarico sono più efficienti. L’elettronica si arricchisce della piattaforma inerziale, mentre il sistema D-Mode gestisce le 2 mappe Touring e Sport. Ci sono poi il sistema Brake Control e il controllo di trazione. Image Il display TFT da 7” offre 3 modalità di visualizzazione, si connette al cellulare con l’app MyRide e tramite l’app Garmin Motorize offre il navigatore. Tra le informazioni anche la pressione degli pneumatici (TPMS) Scooter Foto e immagini Su stradaLa posizione di guida è sportiva, ma senza esagerare: la sella è ampia, il manubrio basso e lontano, mentre le pedane sono profonde, ma non è possibile arretrare i piedi a causa del motore, che limita lo spazio a disposizione. Comunque il comfort è sempre buono e il nuovo parabrezza protegge a dovere. Le prestazioni si confermano vivaci, ma facili da gestire in ogni situazione. Il bicilindrico risponde con prontezza al comando del gas, coadiuvato dalla trasmissione perfettamente a punto. OK anche il sistema D-Mode con le due modalità di guida (Sport più “cattiva” e Touring più progressiva nell’erogazione) che permettono di sfruttare al meglio il Tmax in ogni situazione, sia nella guida rilassata sia in quella “sportiva” tra le curve. La taratura di forcella e ammortizzatori è piuttosto rigida: su strada la stabilità è elevata, ma non si soffre neanche sulle strade rovinate, si sentono solo le buche più profonde. L’inserimento in curva è preciso: l’ottimo equilibrio della ciclistica rende il Tmax rapido nell’impostare le curve (nonostante il peso da maxi), mentre le ruote da 15 pollici garantiscono un’ottima precisione in percorrenza. Bene l’impianto frenante: i due dischi anteriori e quello posteriore sono aggressivi solo se chiamati in causa con decisione ma comunque sempre gestibili. E l’ABS cornering è una bella sicurezza in più quando si frena in curva, anche sul bagnato. Image In autostradaNonostante l’impostazione sportiva, il Tmax è un perfetto compagno di viaggi. La posizione di guida comoda (solo i fianchi piuttosto larghi alla lunga possono infastidire) e l’ottima protezione offerta dal parabrezza e dallo scudo garantiscono un comfort di marcia elevato, permettendo di macinare chilometri senza stancarsi troppo. L’erogazione fluida, l’assenza di vibrazioni e la capacità di mantenere velocità di crociera elevate sono altre doti importanti sulle lunghe percorrenze, dove si può contare anche sul comodo cruise control (di serie sul Tech Max). Per i viaggi comunque consigliamo di montare il bauletto (ce ne sono parecchi nel catalogo Yamaha, dotati anche di schienalino per il passeggero), visto che il sottosella non è granché. Nella media della categoria i consumi di benzina: siamo intorno ai 17 km/l a velocità “codice.” Image In cittàNonostante gli ingombri, in città si muove agile e rapido. La ciclistica a punto e il corretto bilanciamento non fanno sentire il peso quando si viaggia tra le auto in coda e anche le manovre da fermo non danno problemi. Il motore bicilindrico è pronto ai bassi regimi e sfodera un’erogazione lineare e progressiva, tenuta a bada dal controllo di trazione (molto utile in situazioni di scarsa aderenza e nelle giornate piovose). Ottima anche la frenata, ben dosabile in tutte le situazioni, come pure l’ABS cornering perfettamente tarato. Le sospensioni hanno una taratura sportiva, ma possono sopportare senza problemi il pavé cittadino. Video assente Velocità massima (km/h)163,2Accelerazionesecondi0-400 metri14,70-1000 metri28,80-100 km/h6,3Ripresa (da 50 km/h)secondi400 metri12,81000 metri26,7Potenza massima alla ruota CV/kW40,9/30,5Giri al minuto7147FrenatametriDa 100 km/h37,9Consumikm/lAutostrada16,8Extraurbano24,5A 90 km/h24,9A 120 km/h19,4Al massimo12,2AutonomiakmA 120 km/h291,2Al massimo183,5 Acquisizione dati con sistema satellitare Leane – Suchy Data System.Banco prova Dynojet’s 150 Dynamometer. Bilancia Computer Scales Longacre 7263.  Motorebicilindrico 4 tempiCilindrata (cm3)562CambioautomaticoPotenza CV(kW)/giri47,5(35)/7000Freno anteriorea doppio discoFreno posteriorea discoPneumatico anteriore120/70 – 15″Pneumatico posteriore160/60 – 15″Altezza sella (cm)80Peso (kg)221Capacità serbatoio (litri)15Autonomia (km)ndVelocità massima (km/h)ndTempo di consegnaimmediato La dotazione di serie completa, il motore pronto e potente, la tenuta di strada, la frenata sfruttabile anche in curva il prezzo (in parte giustificato dalla qualità), la carrozzeria dai fianchi larghi che rende difficile toccare terra a chi non ha le gambe lunghe 15699 38,6 209,5 562 160,8 219,5 157,5 80 5 5 5 5 5 5 5 5 5 5 Senza rilevamenti Rilevamenti presenti